La primavera si fa sentire anche nei comportamenti bizzarri delle tre pelose di casa. Ormai la consegna delle ciotole piene di crocchette è diventata una sorta di “gioco delle tre carte”. Osservandole per diversi giorni e seguendo i loro spostamenti di ciotola in ciotola, alternandosi, sono arrivata ad alcune conclusioni.

Innanzitutto, è Nala, la rossiccia, l’indiscussa capobranco. Lei assaggia per prima, scegliendo la ciotola che più le aggrada, ma ha una tecnica tutta sua. Per prima cosa spinge la ciotola con il suo musetto e le fa fare un giretto, a scatti, sul pavimento. Subito dopo, sempre con il suo tartufo, spinge le crocchette, affinché fuoriescano dalla ciotola. Poi le mangia, una ad una, direttamente dal pavimento. Se sono di suo gradimento, allora prosegue, cibandosi direttamente dalla ciotola come Dio comanda. Poiché lo fa ogni volta, come un rituale, mi è sorto il dubbio che sia ossessivo-compulsiva.
Alcune volte, dopo aver rosicchiato qualche crocca, si sdraia davanti alla porta di ingresso della cucina, finché le comoda. Poi, quando decide di spostarsi, ecco che le altre possono finalmente entrare e mangiare indisturbate.
Nala è sempre stata particolare. Non ha mai abbaiato, mai in sei anni; gli unici suoni che emette sono gli ululati, quando è in estro, oppure dei mugolii, quando vuole uscire di casa. È massiccia, piena di pelo morbido color bianco e nocciola. Se dovessi personificarla, sarebbe senz’altro una signora elegantissima che indossa il tacco dodici e la collana di perle, alta, fine nei modi, sempre curata nell’aspetto, molto riservata, una vera lady. “Siora Nala”, per gli amici. Col tempo ha acquisito anche altri soprannomi, quali ad esempio “Nalitona”(quando si faceva sentire un alito un po’ troppo pesante) e “‘Naladra”. Al richiamo non accorre subito, si fa desiderare. Deve avere un valido motivo per avvicinarsi spontaneamente, il più delle volte non ci caga proprio.
Diffidente, non si avvicina, tranne quando siamo a tavola e sente quei suoni per lei tanto invitanti. La pizza che fuoriesce dal suo cartone e si posa nel piatto. Ecco, in quel caso è già lì, praticamente a tavola con noi, che con il muso spinge nell’incavo del tuo gomito. “E spostati”, ti ripete con il suo gesto. Menomale che era muta.