Come dice quel detto ? Non c’è peggior sordo, di chi non vuol sentire. Certe volte le mie figlie sembrano aver bisogno dell’apparecchio acustico per quanto poco sentano. Poi, detto proprio da me che, in questo periodo devo leggere il labiale per capire le persone, lascia il tempo che trova. Ma parlavo, ovviamente, di un altro tipo di sordità. Quella delle mie care bimbe è sinonimo di “non ora”, “mamma, basta”, “uffa”, “lasciami in pace” e altre frasi sottintese, in quei lunghi silenzi che trascorrono tra le mie richieste e le risposte che tardano ad arrivare.
Ricordo quella volta in cui andammo a camminare assieme ai nostri suoceri. La nostra Biancaneve, quel giorno, sbuffava ancor prima di partire di casa. A quel tempo, in realtà, sbuffava ogni giorno, come il ferro da stiro quando fa fuoriuscire il vapore. Aveva dodici anni e la lingua biforcuta. Le uscite in famiglia, soprattutto le lunghe passeggiate, la innervosivano un sacco. La pigrizia e la fastidiosità erano all’apice della loro curva. Quella volta non avevamo pensato di invitare una sua amica con noi, mancanza terribile da parte nostra. Con i figli di quell’età, un amico è tra le cose indispensabili da portare nello zaino, come la bottiglietta d’acqua e qualcosa da mangiare. Le cose sarebbero state sicuramente più facili. Si trovava nella fase “io non vi conosco”.
Mentre stavamo camminando tranquilli, parlando del più e del meno, lei ad un certo punto decise di accelerare il passo, senza pensare che quelli dietro di lei, cioè noi, camminavamo a passo umano. Si infilò le cuffiette, alzò il volume della musica e partì con la sua marcia, distaccandosi sempre di più.

Noi la chiamammo più volte, più che altro urlammo il suo nome, affinché si fermasse e tornasse indietro, perché stava imboccando il sentiero sbagliato. Non ci sentì e non si voltò neanche una volta. Il nonno decise, a quel punto, di rincorrerla e fermarla. Non fu così facile, per strada dovette persino chiedere a dei passanti, se avessero per caso visto una ragazzina con una ciocca di capelli blu e gli auricolari. Effettivamente l’avevano vista; stava per attraversare il confine con la Slovenia quella impettita di mia figlia. Avrei dovuto rinchiuderla in cantina e buttare via la chiave, per come si comportò in quell’occasione. Poiché, però, non avevamo una cantina, una lavata di capo fu più che sufficiente. Anche se…con tutta probabilità, le parole spese entrarono dall’orecchio sinistro per uscire da quello destro, disperdendosi nell’etere.